“Una vita dura ha bisogno di una lingua dura, perché duro è il linguaggio della poesia. La poesia non è un posto dove nascondersi, è un luogo in cui ritrovarsi. Il passato non è concluso. Possiamo sempre ritornare, possiamo aggiustare ciò che gli altri hanno rotto, possiamo parlare con i morti.” Liberamente tratto dal best seller “Perché essere felice quando puoi essere normale?” della scrittrice britannica Jeanette Winterson e in parte autobiografico, lo spettacolo narra la storia di una vita difficile, quella di Jeanette. In bilico tra il fanatismo religioso della madre adottiva e la scoperta della vera sé stessa, la protagonista troverà il suo riscatto grazie all’amore per la letteratura e alla poesia. La strada per la riconciliazione con i fantasmi dell’infanzia sarà lunga e tortuosa, passando per il funerale di una madre pazza, una casa piena di ricordi e la visita di una donna misteriosa che la aiuterà in questo percorso fino ad un finale imprevisto. Poetico, buffo e commovente, cercherà di dare una risposta alla secolare domanda: perché la perdita è la misura dell’amore?
Torna a grande richiesta dopo il debutto del 2025.
Dirigere un film in coppia è una rarità. Dirigere un testo teatrale in due è ancora meno comune. Eppure quello che evidentemente per gli altri è un ostacolo o una sfida per me è stata una risorsa incredibile, soprattutto per le diversità tra me e Ottavia Bianchi. Se dovessi sintetizzare a tutti i costi le nostre visioni direi che io sono il regista del “togliere” e lei lo è del “mettere”, eppure dallo scontro tra questi due punti di vista apparentemente inconciliabili è nata un’energia creativa che mai ho incontrato nella mia carriera. Probabilmente perché la poetica stessa della Winterson, rispecchiata magistralmente nel testo, è fatta di frammenti, rotture, incoerenze, passione.
Ed è proprio su questi contrasti che abbiamo cercato di lavorare: una casa vuota e stilizzata, ma soffocata dagli oggetti. Un presente realistico, brutalmente interrotto da visioni spettrali del passato.
Il periodo in cui è ambientato lo spettacolo (i primi anni ‘10 del millennio presente) rappresenta uno dei periodi più bui per la psiche dell’autrice britannica e questo ci ha dato la possibilità di far avventurare il pubblico proprio nella mente della Winterson durante il suo crollo nervoso. Il ritmo delle scene si sussegue in un unico flusso che lascia spiazzato lo spettatore così come lo è la protagonista, sempre più incapace di distinguere passato e presente, realtà e immaginazione.
Per ottenere questo senso di spaesamento, senza però far mai perdere il filo della narrazione, è stato fondamentale il lavoro svolto dalle due attrici.
Avere a disposizione due interpreti con una così grande versatilità è stato fondamentale per poter dare vita, ma soprattutto credibilità, a personaggi che in altre mani rischierebbero di risultare stereotipati (la bambina, la fervente religiosa, la pazza…). Eppure grazie al grande lavoro svolto ogni pezzo si incastra perfettamente, restituendo un’interpretazione quasi da poliedriche mattatrici d’altri tempi, ma con una sensibilità e un’attenzione al dramma che non scade mai nel patetico.
Solo così le tematiche della Winterson esplodono nella loro prorompenza ,scivolando senza sforzo tra il dramma e il grottesco, la letteratura e la violenza.
Giorgio Latini

UNA CULLA SBAGLIATA
Di Ottavia Bianchi
Con
Ottavia Bianchi
Loredana Piedimonte
Regia Ottavia Bianchi, Giorgio Latini
ORARI
Sabato 30 gennaio ore 20:00
Domenica 31 gennaio ore 17:00
BIGLIETTI
Intero 15€
Ridotto 10€
ABBONAMENTI
Questo spettacolo è compreso nell’abbonamento PROSA, CARNET, ALTROVE FAMILY