Una camera da letto, due giovani uomini, un incontro occasionale nato su un’app. Da una parte la paura di investire in un rapporto d’amore, dall’altra la fantasia di trovare una persona “speciale”. Dietro le prime asperità, i primi timidi tentativi di approccio e comunicazione, si nasconde il desiderio – non del tutto consapevole – di trasformare il sesso appena consumato in un brandello di intimità.
Se Marco, per un attimo, si perde nel sogno di una tenera quotidianità possibile con l’amante appena conosciuto, Giuliano al contrario si difende, irrigidendosi sui propri timori e appellandosi ad un collaudato protocollo che lo ha sempre protetto da strascichi e incomprensioni: non trattenersi in casa dell’amante per più di trenta minuti… Ma cosa accadrebbe se questa regola venisse infranta a causa di un fortuito incidente? Forse i due avrebbero finalmente occasione di prendere contatto con i propri desideri. L’unico modo per riuscirci è parlare. Al di fuori di quella stanza lo spazio è infinito, il mondo è terrificante. In quella camera da letto tutto è sospeso, lo spazio è misurabile e un dettaglio fisico, una singola parola possono diventare paradigma di eternità. Quanto sarebbe bello poter restare lì dentro per sempre!
Esiste un paradosso che attraversa il nostro tempo e che, forse più di ogni altro, definisce la condizione umana contemporanea: non siamo mai stati così connessi e allo stesso tempo così soli. La tecnologia ha abbattuto le distanze geografiche, ma non ha colmato quelle emotive; ha moltiplicato le occasioni di contatto, senza necessariamente accrescere la capacità di incontro. L’essere umano continua ad avere bisogno dell’altro per costruire la propria identità, ma fatica sempre più a sostenere la complessità che ogni relazione autentica comporta. Il sociologo Zygmunt Bauman ha definito questa condizione modernità liquida: un tempo storico in cui tutto tende a perdere consistenza, durata e stabilità. Anche i legami affettivi diventano liquidi. Se un tempo le relazioni rappresentavano un porto in cui cercare riparo, oggi sono spesso percepite come spazi da attraversare con cautela, pronti ad abbandonarli non appena richiedano fatica, responsabilità o rinuncia. Nel suo Amore liquido, Bauman osserva come il desiderio di libertà assoluta finisca per entrare in conflitto con il bisogno, altrettanto umano, di appartenenza. L’individuo contemporaneo aspira a legami intensi, ma teme che ogni legame possa trasformarsi in un limite alla propria autonomia. Questa tensione genera una contraddizione profonda: desideriamo essere scelti, ma temiamo di dover scegliere davvero; chiediamo all’altro autenticità, pur mostrando spesso soltanto la versione di noi stessi che riteniamo più accettabile. Così le relazioni diventano progressivamente più vulnerabili, non tanto perché siano diminuite le occasioni d’incontro, quanto perché si è affievolita la disponibilità ad abitare il conflitto, la frustrazione e l’imperfezione che ogni rapporto umano inevitabilmente porta con sé.
Se è ormai dimostrato che il cervello umano sia strutturalmente orientato alla relazione, i processi come l’empatia, la regolazione emotiva e perfino la costruzione dell’identità personale dipendono però in larga misura dalla qualità dei legami significativi. L’essere umano non nasce individuo per poi entrare in relazione; nasce nella relazione e attraverso di essa costruisce se stesso. Le esperienze precoci di attaccamento influenzano profondamente la capacità di fidarsi, amare e affrontare la separazione. La fragilità relazionale non è dunque soltanto un fenomeno culturale, ma il punto d’incontro tra storia personale e contesto sociale.
Tinder, Grindr, Hinge: il dating online non è solo un fenomeno tecnologico, ma un dispositivo culturale che esprime perfettamente il bisogno di esperienze a bassa responsabilità e alta gratificazione. Si matcha, si chatta, ci si incontra e poi si scompare. La relazione è diventata un bene di consumo, da provare, valutare e magari restituire come un paio di scarpe della misura sbagliata ordinate online. E lo stesso essere unano non è più un produttore, ma un consumatore, che è vissuto e vive la relazione come un prodotto dal quale ottenere una gratificazione, che, una volta esaurita, può essere gettato.
Marco e Giuliano sono loro malgrado vittime di questa condizione “postmoderna”. In modi diversi e opposti i due protagonisti di Terzo piano si dicono alla disperata ricerca di una relazione, ma in realtà cercano di salvaguardare la propria individualità, desiderano una stabilità (più o meno) permanente in una società che sfugge loro tra le mani, ma al tempo stesso anelano a una via di fuga per non essere avvinghiati. Solo il caso riesce a creare una crepa nelle loro costruzioni difensive, a porli veramente uno davanti all’altro, instillando il seme di una relazione autentica, intesa come movimento dell’uno verso l’altro e che possa diventare in futuro più o meno prossimo una sincera connessione, frutto di lavoro, tempo e dedizione.
Andrea Ruggieri

TERZO PIANO
Testo e regia Andrea Ruggieri
Con Matteo Cortini e Luca Molinari
Costumi Valentina Bazzucchi
Musiche Max Ciafrei
ORARI
Venerdì 22 gennaio ore 20:00
Sabato 23 gennaio ore 20:00
Domenica 24 gennaio ore 17:00
BIGLIETTI
Intero 15€
Ridotto 10€
ABBONAMENTI
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