Cosa lega le migliori pagine del nostro cinema, i brani iconici del cantautorato nostrano e i grandi marchi che hanno fatto conoscere nel mondo il nostro paese? Se unissimo i puntini tra il nome di Mina e quello di Alberto Sordi, tra la Capannina e i galleggianti sul Tevere, tra l’avvento della televisione e i personaggi dei film di Dino Risi, cominceremmo a capire. Se poi continuassimo il gioco, apparirebbero Gassman o la Vitti, col loro eccezionale talento; poi, con l’ascesa della Fiat sullo sfondo, la storia canterebbe le canzoni di Lucio Battisti e, fermandoci al mitico Folk Studio, sapremmo più o meno come va a finire. Capiremmo, allora, che il filo rosso che unisce nomi, luoghi e canzoni è il sogno del grande boom economico dell’Italia del dopoguerra. Un periodo che, nei racconti dei nostri nonni, ha il colore sbiadito di una vecchia cartolina, sul bagnasciuga di qualche località balneare in cui tutti sorridono, il sole splende e non c’è assolutamente niente che faccia prevedere che il benessere un giorno dovrà finire e che il sogno della ricostruzione crollerà miseramente. Allora guarderemo all’ultimo dei poeti del nostro cinema, Ettore Scola, per consolarci pensando che uno dei suoi film più belli, “C’eravamo tanto amati”, è il magnifico affresco del fallimento di una generazione e che il brano che ascolteremo accompagna uno dei più struggenti dialoghi che abbiano raccontato l’amore perduto. Lo spettacolo toccherà queste e altre tappe, dimostrandoci ancora una volta che siamo tutti fatti dei film e delle musiche del nostro tempo.
In un tempo come questo, agitato da grandi contrasti politici, economici, sociali, con le strade gremite di folle oceaniche che manifestano in nome di diritti sacrosanti come quello allo studio, alla sanità pubblica, ad un ambiente salubre, sembrerebbe assurdo proporre uno spettacolo sul miracolo italiano, con le canzonette e gli slogan sulla Lambretta e la FIAT. Rievocare un tempo così leggero, apparentemente superficiale e vacuo, nato e cresciuto in seno al carosello e alla pubblicità potrebbe sembrare alquanto fuori luogo. Ma se c’è una certezza, è che niente come il teatro ci dà la possibilità di guardare alle nostre spalle e d’indagare tra i corsi e i ricorsi storici per avere contezza di quello che è stato fatto e, in questo caso, dell’ingenuità che ci ha trasformati da creatori di splendide invenzioni a esseri manipolati dalla tecnologia. Conoscere l’avventura di quella incredibile crescita, inimmaginabile nel primo dopoguerra e concretissima già nel 1958, potrà forse darci la misura di quanto sarebbe stato meglio ascoltare le parole degli intellettuali di allora che, tra poesia, cinema e teatro, hanno provato a fotografare in tempo reale quell’ascesa così fulminante verso il progresso. Il viaggio intorno alla storia di questa caduta è un cerchio perfetto che si chiude nel 1974, in un’Italia diversa che somiglia molto a quella in cui oggi ci troviamo a dover sopravvivere. Forse se avessimo dato credito a quel monito di Pasoliniana memoria, sarebbe stato possibile, prima che divenisse inevitabile, evitare il crollo di quella speranza di ricostruzione in cui tutti hanno creduto e che ci ha resi prima ciechi, poi stupidi e infine sconfitti.
Ottavia Bianchi

BOOM
Vita, avventura e morte
del miracolo italiano
Di Ottavia Bianchi
Voce Ottavia Bianchi
Chitarra Giacomo Ronconi
Batteria Gino Binchi
Regia Giorgio Latini
ORARI
Domenica 8 novembre ore 17:00
BIGLIETTI
Intero 15€
Ridotto 10€
ABBONAMENTI
Questo spettacolo è compreso nell’abbonamento PROSA, MUSICA E DANZA, CARNET, ALTROVE FAMILY